• Alberto Emiliano Durante “Varco attivo” 09.10.2010

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VARCO ATTIVO: CALEMBOUR O GIOCO LINGUISTICO ?

di Giovanna dalla Chiesa

Il fastidio che serpeggia fra i giovani per l’orizzonte sempre più incerto che si prospetta per loro, ormai anche nel settore che ancora lasciava ampi margini alla speranza, quello della pura creazione artistica, è scontento che talvolta si trasforma in sgomento, talaltra in ribellione verso il vuoto contenitore che non è più in grado di far da cornice alle esperienze, non riuscendo a restituire loro alcuna vera visibilità, sia per la fretta con cui si macina e si consuma ogni evento, sia per la massa di informazioni che ogni giorno vengono messe in circolazione. La posta in gioco, se prima era soprattutto nella capacità di farsi conoscere, apprezzare, comprendere, oggi rischia di trasferirsi sulla stessa possibilità di esprimersi…dove divieti, interdizioni e veti discendono, praticamente, dal poter entrare in un circuito, solo se pronti ad ungere la macchina, sia con denaro che con la vuota compiacenza ed assuefazione alla perdita della propria libertà di espressione: il bene più grande.
L’intermediazione del fatto artistico, non dipende più esclusivamente, dalla capacità di un gallerista – o mercante – e di un critico nel valorizzare e interpretare un talento, ma da una serie di passaggi, di varchi attraverso cui ogni mossa è aridamente controllata in modo tale da spersonalizzare ed annientare ogni scambio e contatto tra l’autore e quanti ricevono-accolgono l’opera come fosse un puro prodotto, – merce, fra le tante, da mettere sul mercato. L’ampiezza con cui essa ha modo di circolare ha fatto crescere, per contro, in modo esponenziale, la necessità di marchi e di brevetti, come a garantirne la qualità, di involucri e confezioni, come a proteggerne la durata e a renderne appetibile il consumo, sino ad un’ eclissi, pressochè completa, di qualsiasi genuinità e spontaneità che permetta di rintracciare in lei il soffio iniziale da cui è scaturita.

Appesi ad un filo – che non è quello della speranza – 15 multipli di gesso bianco, che riproducono il busto di una Venere classica, fanno da quinta a una visione sotto cui è disteso il rosso squillante, in uso per la segnaletica stradale, che ne rende violentemente percepibile realtà-forma-confini, così da trasformare il corpo di questi classici emblemi della bellezza in puri segnali stradali, verso cui ci dirigono frecce, strisce, indicatori di percorso in veloce prospettiva, se fra noi e il nostro desiderio di prendere possesso di questi prototipi d’ immagine – in sinuosa, accattivante sequenza – non si frapponesse il divieto – sorta di tabù antico – ora espresso sotto forma di ammenda – stampata sulla loro superficie – a imperdirne l’ accesso e la frequentazione .

“Varco attivo” delinea efficacemente, sotto il profilo comunicativo, questa situazione a cui fanno da corollario le parole del loro giovane autore, Alberto Durante: ” L’ arte è bloccata al varco, non può passare. Il varco è attivo. Il sistema ne ostacola la libera circolazione. ” Varco attivo ” è un’ espressione di ribellione a un sistema, che valorizzando solo l’aspetto commerciale rischia di azzerare i contenuti dell’espressione artistica “.
Come non consentire a questo grido d’allarme, a questo manifesto di protesta, da cui parte la denuncia di un sistema che sempre più, dopo l’avvento di internet, sopravvive stancamente a sé stesso, annientando ogni vero incontro con l’opera sotto un cumulo di pedaggi e di sostituzioni alla fruizione dell’opera stessa da cui l’opera non riesce più ad affrancarsi ?
Ma l’artista ha il suo metodo per affrancarsi, che è poi sempre la forma.
Il paradosso insito nel significato della parola “varco”, unito all’aggettivo “attivo” per designare la condizione di un transito che viene interdetto dal momento stesso in cui lo si definisce “attivo”, interviene, dunque, a corroborare, attraverso il tessuto linguistico, la naturale ambiguità delle immagini, dove ciò che si vede non è mai fruibile secondo le stesse modalità dell’ oggetto o della figura che l’immagine rappresenta, tanto da metterci sull’avviso che l’attitudine di Durante non sia solo di piana denunzia della condizione del costume attuale, ma più ampiamente di un confronto tra segnali linguistici e immagini, per scandagliarne il sostrato. Il che, se toglie ingenuità alla sua protesta, aggiunge complessità ai fondamenti del suo linguaggio artistico.
Uscito dalla Scuola di Scultura dell’Accademia di Belle Arti di Roma, con un’ esperienza importante nell’universo della classicità, come nel rapporto con il sacro del mondo romano ed etrusco, Durante ha realizzato opere di notevole imponenza, precedentemente, in materiali come la pietra e il marmo in prevalenza, in spazi all’aperto, dove la monumentalità incrociava con naturalezza, senza turbarlo, il suo sentimento reverente e il rispetto della tradizione .
Questa mostra lo vede, invece, per la prima volta, impegnato sul fronte dell’installazione e di una sperimentazione più ampia di materiali e mezzi espressivi, in cui anche l’elaborazione grafica assume la sua importanza, con passaggi significativi dalla bidimensionalità, alla tridimensionalità, alla quarta dimensione
o effetti di tipo cinematografico alle soglie della realtà virtuale. Ma nella messa a punto di un confronto tra l’attualità e la classicità, Durante ha soprattutto
intuito la necessità di un’ ironia che ha fatto proprio il principio d’ interrogazione, oltre a quello di “venerazione” – curiosa coincidenza che il verbo trovi corrispondenza proprio nel prototipo venusiano dell’ Amore ! Qui incontriamo, forse non a caso, anche “Veneri da asporto” – le definirei – incastrate in un piedistallo che ha sede all’interno di buste trasparenti di plastica, dotate di appositi manici – come nello shopping – di spigliata matrice surreale e dada, consona allo spirito ironico che si respira un po’ ovunque, malgrado tutto, nella mostra facendo pensare al latino ” Castigat ridendo mores “, per alleggerire ogni denuncia e risolvere in stile l’analisi dei comportamenti di cui si avvale il mondo attuale, messo senza più remore, da Durante, a confronto, con la normatività di quello antico. Un segno di ampliamento dello sguardo e di una maturazione concettuale del pensiero.

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