L’installazione ambientale dell´artista di origini ceche Tereza Severová riporta attraverso una video proiezione e una serie fotografica una storia bizzarra quanto irreale, una metafora di una situazione della nostra società che ormai si reitera quotidianamente. Senza cadere in finti moralismi l’artista mostra con ironia ed originalità cosa può accadere se perdiamo il controllo sul nostro piacere personale dell’avere e dell’accumulare, quando piuttosto che scivolare in una piacevole sensazione immersiva ci ritroviamo sommersi da qualcosa di inarrestabile...
Qualcosa non ha funzionato... / Někde se stala chyba... fa parte di un progetto più ampio iniziato da Tereza Severová nel 2007 durante un soggiorno in Inghilterra a Birgminthan. L’artista ha lavorato su una parte di un vecchio complesso industriale, che è ora stato convertito in spazio espositivo. L´autrice ha presentato nella stessa galleria una video proiezione del vecchio deposito, dove ha giocato sulla funzione di sommersione e privazione di merci di passaggio, sulla mutazione della percezione dello spazio interno.
Il progetto dell’artista continua in Italia la video installazione Qualcosa non ha funzionato... creata appositamente per LaPortaBlu e concepita lavorando sull´ambiente interno della galleria romana. Il ciclo, dedicato sull’accumulazione ed sull´immersione-sommersione di oggetti, proseguirà poi in autunno ad Halle in Germania e si concluderà infine a Praga, dove verrà presentata l‘intera serie di lavori site specific.
L’installazione multimediale di Tereza Severová nasce in seno al progetto Immersioni, incentrato sulle sfaccettature del concetto di spazio immersivo, sull‘invasione dell‘immaginario nell’ambiente reale, sull´ambiguo gioco tra la narrazione del quotidiano e la simulazione visiva di una situazione concreta. Le esposizioni dedicate al tema Immersioni intendono invertire la tendenza al virtuosismo mediativo di Studio Azzurro e di Bill Viola e riportare lo spettatore in uno spazio espositivo immersivo con l‘immaginazione, e riflettere sulla teoria del critico Baudrillard, che sottolinea come l’arte oggi tende ad essere quel che siamo e viviamo, a decostruire anche il gesto più banale.