| |
Se la bandiera bianca è comunemente la resa, in momenti in cui i grandi ideali e con essi le grandi battaglie sembrano non esserci più, la bandiera nera vuole significare la non-resa. Rappresenta quindi la contemplazione quotidiana, un momento di recettività.
Tutto appare immobile, sembra fermo, ma non si tratta di resa: quello che succede nello studio è invece l’attenzione ai percettibili segni che arrivano dalle cose e dal quotidiano, dai ricordi che si presentano con una nuova forma attuale (attualità): lo scorrere del tempo che diventa un alleato, un mentore.
Anche nell’assenza della battaglia nessuno è arreso
Non combattendo dunque la battaglia non si manifesta, ma è lo studio dell’artista, l’attesa degli eventi, la pazienza della vita, il tempo rubato ai segni.
Quello che accade è che i simboli e i segni, ovvero il lavoro non ancora lavorato, ti viene a cercare, ti incontra. Questo incontro sono le idee, segni e simboli appunto, ma che lavorano con carattere simbiotico (sono, diventano lo studio) ed effimero (passano) sullo studio stesso. Gesti passeggeri di quotidiano trascorrere, attese, cose e momenti che svaniscono, che sembrano svanire: solo la retina acquisisce il carattere fugace di quello che accade e lo trasforma in lavoro, in impressione più che in espressione.
L’elaborazione della percezione equivale quindi al lavoro artistico, non solo e non tanto in quanto discorso sopra, speculazione, bensì in quanto struttura: cattura delle immagini, solidificazione di esse. Quello che si ottiene è una sorta di eternamente transitorio, di definitivamente effimero; ossia l’incontro casuale e continuo con le cose della vita, con lo scorrere stesso che esse hanno, che si trasforma in immagine intuita, percepita e catturata: in installazione. |