Il progetto LA PORTA BLU EDIZIONI nasce dalla volontà di ripensare il processo di realizzazione di stampe e multipli privilegiando le qualità innovative del percorso ideativo, con un’attitudine tesa alla sperimentazione di nuove soluzioni tecniche in stretta collaborazione con gli artisti.

Anziché focalizzarsi sulla produzione di una tiratura, volutamente limitata nel numero degli esemplari, l’attenzione è rivolta alla lievitazione delle idee, all’invenzione in sé, parallela ed equivalente in qualità e ricchezza a quella che caratterizza l’ideazione di una mostra.

Le grafiche e i multipli si concretizzano così in una collezione in divenire legata alla stagione espositiva della PORTA BLU GALLERY, tesimoniando l’attività della ricerca artistica portata avanti in galleria.

Questo modo di procedere permette di offrire agli acquirenti una sorta di distillato prezioso del lavoro degli artisti che, vale la pena sottolinearlo, nella maggior parte dei casi si accostano per la prima volta alla pratica delle edizioni d’arte e della produzione di multipli. Il costo contenuto delle opere, inoltre, estende a più persone la possibilità di collezionarli.

Tutte le edizioni – realizzate tramite un ampio ventaglio di tecniche, a partire da quelle calcografiche fino ad arrivare alla stampa digitale, dall’oggetto al dvd – sono editate in una tiratura di 12 copie numerate e firmate dall’autore, siglate ognuna “La Porta Blu Edizioni” e accompagnate da una dettagliata scheda tecnica.

Edizioni e stampa a cura di Roberto Pace

 

 

 

Edizioni e Grafiche  2

a cura di Fabrizio Pizzuto e Roberto Pace

 

La seconda stagione (piccolo intervento critico)
A conclusione di una Seconda Stagione che ha visto alla Porta Blu l’attenzione concentrata sulle installazioni e sulle video installazioni, nonchÈ un corso di Storia della Video Arte o meglio del pensiero video, presentiamo per la seconda volta il progetto LA PORTA BLU EDIZIONI, che vede la stampa da matrici originali di 5 lavori editi in 12 esemplari e ottenuti tramite un ampio ventaglio di tecniche di riproduzione. Per la stagione di quest’anno abbiamo selezionato 5 video-artisti.
Il curatore Roberto Pace scrive: “Come avevamo puntualizzato l’anno precedente, non si tratta pi_ di moltiplicare, come accadeva nel passato, il numero delle copie allo scopo di diffondere la conoscenza di un’opera, qualità intrinseca al mezzo tecnico e all’uso del video che fanno i nostri autori, ma piuttosto di approfondire, accentuare e rivelare la capacità di un’immagine di provocare in noi delle reazioni più acute, raggiungendo questo effetto provocatoriamente proprio la dove rinunciando ad una temporalità e moltiplicazione ( di frame) effettive si possa perderne il senso”

Moltiplicare un’immagine significa per me in prima istanza (e per istanza alludo all’impulso procedimentale con cui si chiede ad esempio di adottare provvedimenti al fine di realizzare propositi rimasti inattuati), di togliere l’aura di unicità a quell’immagine.
L’unicit‡ non Ë di per se un concetto di valore che da una garanzia qualitativa, ma Ë la base commerciale dei nostri tempi, ancora oggi. La pietra più costosa Ë la pietra più rara, i gronchi rosa, benchè siano solo un errore buffo, sono introvabili quindi costosi, eccetera.
Benjamin definiva l’aura che circonda l’opera d’arte come “un singolare intreccio di spazio e di tempo: l’apparizione unica di una lontananza, per quanto possa essere vicina” e ne auspicava la morte con l’avvento della fotografia e dei mezzi di riproduzione tecnica.
Morte che oggi vediamo come paradossalmente inattuabile.
I nuovi mezzi sono tuttavia e devono essere indissolubilmente nuove possibilità.
Nel proporci un’operazione di riavvicinamento al pubblico del lavoro artistico, abbiamo affidato la seconda edizione della rassegna a chi l’immagine la pensa da sempre solo narrativamente e in funzione di riproducibilità: i video artisti.
Si tratta dunque non solo, per dirla ancora con Benjamin, di “rendere le cose spazialmente e umanamente più vicine”, ma anche di far evolvere le cose trasformandole in visione precipua, più che in visione semplicemente moltiplicata.
I 5 video maker, concentrano qui le loro poetiche sull’immagine ferma, ma il lavoro rimane gioco forza concentrato sull’operazione, più che sull’immagine stessa.
L’operazione immaginata dagli artisti diventa dunque il pretesto per sviluppare una sorta di narrazione ferma, ferma nell’immagine, mobile nello stato del pensiero.
Le immagini pensate si muovono giustificando la riproducibilità con un salto semiotico.
Il lavoro viene pensato in base all’idea di moltiplicazione e non il contrario, la moltiplicazione in base al lavoro fisso dell’artista, poichÈ in questo caso, il secondo esempio non esiste.
Roberto Pace scrive: “Naturalmente dal video la ripetizione e il tempo sono elementi che passano nelle edizioni in modo metaforico, un travaso che Ë stato potenzialmente sempre a doppio senso, e la scelta tecnica ha coinciso con un percorso che nel 2009 era stato marcato dal moltiplicare un’immagine e quest’anno, all’opposto, dal fermarne una che avesse in se, nel suo ipotizzato funzionamento, il flusso visivo-mentale della videoinstallazione.”
Fabrizio Pizzuto

Gli introiti delle vendite andranno unicamente agli artisti

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